Il ciclo della vita: l’orgoglio di essere padre/figlio

La vita è meravigliosa perché noi iniziamo il percorso nascendo ed i nostri genitori sono orgogliosi di noi, ci considerano straordinari, più bravi in tutto degli altri bambini; ci mostrano come fenomeni nei nostri piccoli progressi naturali.

Poi cresciamo, diventiamo a nostra volta genitori e riprendiamo la vanità di aver procreato creature fantastiche quali sono i nostri figli. Nel frattempo i nostri genitori invecchiano e se invecchiano bene, noi siamo portati ad esibirli come fenomeni…Si lo faccio anch’io; sorrido e mi sento grande quando mio padre, 96 anni fa qualcosa di straordinario tipo andare su di una cyclette oppure comporre poesie.

Oggi mio fratello Fabiano ci ha regalato un dono straordinario, la registrazione sul cellulare di una poesia che papà aveva testa composto, inventandola sul momento correggendola e ricordandola, tutto a mente e siccome non poteva scriverla in quanto ci vede male, l’ha registrata.

Voglio condividere con chi mi legge queste poche parole che mi emozionano per la loro profondità e per la voce di mio padre; un modo per esorcizzare la sua morte ed avere la possibilità di ascoltarlo quando voglio.

CADE LA NEVE

Cade la neve,

un bimbo piange,

e “piccia” il dito in bocca.

Canta una vecchia,

il mento sulla mano.

La vecchia canta!

Intorno al tuo lettino

c’è rose e gigli è tutto un bel giardino.

Nel bel giardino il bimbo s’addormenta,

la neve cade; lenta…lenta…lenta!

F.N.Alberti

Non voglio voltarmi…

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Non lo faccio mai, guardarsi indietro, nel proprio passato non ha senso. Però ogni tanto ho la sensazione che il mio passato mi stia inseguendo per darmi ancora un briciolo di felicità.

Dietro di me la mia mamma che sorride e mi consola nei momenti difficili, le mie figlie Ginevra e Ludovica, piccole che giocano in terrazzo. Il golf del Ugolino, la scuola a Soffiano, la Muzzi, la piscina dove passavo i pomeriggi ad imparare nuoto (non brevettato, cavalluccio marino, pesce volante, pesce spada e squalo). Il tennis del Foro Italico con Angelo Bartoni, la Baia d’Argento, Riva dei Tessali.

Dietro di me la felicità di una vita trascorsa veloce ma piena di tanti momenti indimenticabili. Sogni vissuti.

NON VOGLIO VOLTARMI, la mia storia è davanti a me, tutta da vivere e da percorrere.  62 anni appena compiuti, il ricordo di coloro che mi hanno reso felice. Domani è separato da una dissolvenza da oggi, che ha appena preso il posto di ieri.

Dietro di me c’è la voglia di sorridere, di poter essere vivo. Le mie nonne che mi sorridono, i miei amori che mi coccolano, la mano di chi mi ama che sfiora i miei capelli.
NON POSSO VOLTARMI, non ha senso, tutto è sapientemente e gelosamente racchiuso nel mio cuore; io solo ne conosco la combinazione. La scatola dei ricordi non va mai aperta perché un simile azzardo potrebbe “nuocere gravemente alla salute”.

Ti prego amore mio, non mi chiamare, tanto non mi volterò; porto nel mio cuore il tuo sorriso, la carezza che hai dato alla mia anima.

NON VOGLIO VOLTARMI

Disabilità!

Davanti a casa mia c’è un posto riservato per un disabile che abita nel palazzo. Di tanto in tanto qualcuno lo occupa.

Questa mattina mentre rientravo a casa dopo aver accompagnato i miei figli a scuola ho notato che c’era una macchina al posto del titolare del parcheggio riservato. Ho quindi fatto presente alla persona alla guida che il posto era riservato ad una persona portatrice di handicap. La signora chiudendo l’autovettura mi faceva presente che si sarebbe fermata per poco tempo.

Non è una questione di tempo, li lei non può parcheggiare!“….”Le ho già detto che mi  fermo poco tempo”… “forse non ha capito, li non può parcheggiare…nemmeno per un minuto”.

Nulla, la signora in questione proseguiva chiudendo la macchina. A quel punto tiro fuori il cellulare e le dico: “perfetto chiamerò i vigili“…”auguri tanto non verranno mai!”…Poi risaliva in macchina ed allontanandosi dal finestrino: “certo che lei non ha niente di meglio da fare che rompere le palle…vada a cagare!”.

La disabilità va rispettata, ma per farlo bisogna essere persone normali. La signora in questione non era normale, era STRONZA!

Dolore

Non siamo padroni del nostro dolore. Sia esso fisico che psicologico, noi non abbiamo diritto di condividerlo. Il dolore è una parte essenziale del nostro vivere. Chi soffre ha più coraggio di chi sta bene.

Lottiamo per superarlo, ma in realtà siamo comunque abituati a gestirlo. Non voglio parlare di quello fisico che spesso si può attenuare con dei farmaci; parlerei del dolore psicologico, della sofferenza per la perdita di una persona cara, per la fine di una storia. Quello è un dolore che facciamo fatica a gestire eppure è un dolore che dipende dal nostro pensare, dai sentimenti che ci riempiono il cuore, dal girovagare nella piazza dell’amore.

Non possiamo chiudere gli occhi speranzosi che passi, perchè è sempre in agguato e spesso ci impedisce di dormire. Tutti lo abbiamo provato almeno una volta…Io lo provo spesso perchè il mio essere vivo mi porta a girovagare nel pantano della vita.

Ho però una cura, un antidoto…uso la felicità per scacciare quel dolore; lo lascio libero di attaccare il mio cuore certo che la felicità mi difenderà come sempre.

Amo soffrire perchè dopo arriva la felicità assoluta.

Come un embolo

Basta un post, qualche notizia in più e poi ci si trova nel surreale. Adoro queste situazioni dove tutto gira intorno a sensazioni non confermate ma intriganti.

Oggi fra le altre cose avevo la sensazione di essere a rischio di infarto…dolore dalla parte del cuore, tosse stizzosa…sensazione di nausea. Volevo addirittura andare al Pronto Soccorso, ma poi ho deciso di andare avanti nella mia giornata.

Qualche post…pensieri piuttosto sconclusionati.

La giornata è passata; attività che hanno occupato quasi tutto il tempo a mia disposizione lasciando che i miei pensieri si sedessero in un angolino a parlare fra di loro. io intanto vivevo.

Bisogna seguire quello che ci viene riservato senza in realtà farsi troppi problemi. Attenzione però alla confusione che la nostra testa genera…spesso si agisce sulla base di un “sentiment” che poi si dimostra sbagliato.

Vivo, lo faccio sempre senza ma e senza se…questa è la mia forza, questo è il mio modo di  trascorrere il tempo che mi è stato riservato. Seguo sempre gli “emboli” perchè non voglio mai dire: “se avessi dato retta al mio essere vivo!”

È sempre meglio accordarsi prima

Cuore e cervello

Dovete mettervi d’accordo. Cervello e cuore non possono avere due visioni diverse. Si crea casino e basta! Non è la prima volta che ve lo dico, ma voi niente, continuate a fare di testa vostra.

Tu cuore cominci a battere all’impazzata mettendo in agitazione tutto il resto del corpo di fronte ad un corpo di donna, tu cervello invece ti fai tante “pippe mentali”…

La prima cosa da fare è decidere chi comanda se il cuore o il cervello. È vero, esiste un detto che recita:

Al cuor non si comanda

Ai sentimenti non si può chiedere niente: il cuore vince sempre sulla testa perché la razionalità non può impedire di provare certe sensazioni o emozioni.

e quindi in teoria il comando è di diritto del cuore, ma forse a 62 anni il cervello ha acquisito una certa leadership e quindi è in grado di prendere il comando.

Lo stimolo in realtà parte dal cervello che in contemporanea attiva cuore e centro dell’amore (organi sessuali), quindi anche se tu cuore hai la sensazione di comandare in realtà chi tira le fila è il cervello.

Mettetevi d’accordo una volta per tutte, ma non mettetemi nei casini.

Pazzescamente emozionante:un ricordo di Celio Brunelleschi

Dei mie cinque figli, gli ultimi tre vivono con me ed hanno 10,10 e 9 anni. Oggi, come tutti i sabati li ho accompagnati a nuoto. Questa volta, diversamente dal solito, ho seguito tutta la loro lezione. Ho provato una gioia incredibile. Nel vederli nuotare mi è venuto in mente quando, più o meno alla stessa loro età, frequentavo la “Piscina Muzzi” a Firenze.

Dagli anni ’50 fino agli anni 70 una persona ha lasciato un segno su molti giovani dell’epoca l’istruttore di nuoto Enzo Zabberoni della piscina “Oreste Muzzi”, grande urlatore, severo ma molto amato da tutti. L’acqua della piscina era riscaldata, questo fatto fece scalpore visti gli anni, ma Firenze è o forse era una città all’avanguardia.

Ricordo mia mamma seduta sulle scalinate che aspettava noi tre, dei quattro fratelli, che si alternavano con orari diversi, sotto l’occhio vigile dell’istruttore Enzo Zabberoni, Celio Brunelleschi(*) e Gianni Gross. Di tutti, quello che più è restato nei miei ricordi è Celio.

Ricordo la gioia quando Celio entrava in acqua a nuotare con noi…uno stile impeccabile ed una umanità rara; il trucchetto, che lui conosceva bene, di chiedergli di uscire quando eravamo stanchi per andare in bagno. Ricordo che quando da Firenze venimmo a Roma provavamo lo stesso trucco con D’Ambrosio, ma lui ci diceva con sguardo severo: “qui la pipì si fa in vasca!”

Ecco, oggi, nel vedere i miei figli mi sono ritornati in mente i miei anni fiorentini pieni di gioia, divertimento. Io ho avuto una infanzia (in realtà non solo quella), meravigliosa dove lo sport ha sempre fatto da cornice ai momenti più divertenti ed emozionanti del mio essere vivo.

Ciao Celio e grazie a Nicolò, Raffaella e Maddalena per l’emozione di oggi e per avermi permesso di ricordare un istruttore dal cuore d’oro.

Celio

(*) Celio Brunelleschi, atleta, tecnico e “pioniere” del nuoto master. Fiorentino, classe 1928, Celio ha nuotato finchè ha potuto. Dopo una brillante carriera agonistica culminata con i titoli italiani (1947 e 1948) nei 200 stle libero e nella staffetta 4×200 stile libero. Fu il primo atleta a raggiungere il tempo del minuto netto sui 100 stile libero.

Finita la carriera agonistica Brunelleschi diventa allenatore: prima alla rari Nantes Florentia (succedette a Enzo Zabberoni), poi al centro Coni di Firenze e all’’ Aniene di Roma. Fra le sue creature: Gianni De Magistris, Massimo Nistri, Franca Maltagliati, Massimo Borracci, Gianni Gross, Francesca e Lapo Cianchi, Sandro Grassi, Roberto Pangaro, i Fratelli Mingione, Elisabetta Dessy, Viviana Dantini, Gianni Minervini e Gaetano Carboni.